martedì 21 dicembre 2010

Dalla Patagonia. Spirale di pensieri

O Patacconia, come direbbe qualche romagnolo con la battuta facile... Prendetevi tempo, post un po' lungo.

Argentina batte Cile 10 a zero.

Antefatto.

Ci siamo piazzati qui, in the deep Patacconia (be', più nella prima metà, forse) inizalmente per fuggire alle piogge cilene, al riparo delle Ande e per approfittare anche di viaggiare un po' in un altro paese, visto che siamo così lontani dall'Italia e chissà quando e se torneremo quaggiù. Abbiamo trovato prezzi migliori, rispetto al Cile, gente che a pelle è più socievole, più dinamica, più aperta, una casetta niente male che vale la spesa mensile (mentre in Cile così non è... care catapecchie!!), una pasticceria fantastica, dove le paste sono proprio identiche a quelle italiane, ma delle migliori! E poi pizza, formaggi e altri cibi di cui stiamo approfittando...
Ci stiamo riposando, perché nei due mesi sul campo, sempre in giro per fattorie, ci eravamo stancati abbastanza. Forse anche nei cinque anni precedenti. Insomma, ci voleva.

Lavoriamo al progetto sui mapuche ma stiamo anche covando nuove trovate per il laboratorio (e non solo) a partire dal sito. Ogni tanto ci concediamo delle belle passeggiate, la zona è splendida, ho anche fatto il bagno in un lago che era praticamente neve sciolta!


E' difficile scrivere pensando all'Italia, visto che anche qui sentiamo un po' di notizie... purtroppo. E' strano, qui ci sono le periferie delle grandi città in rivolta, si tratta di occupazioni di terreni da parte di poveri che rivendicano il diritto a costruirsi delle baracche. Ma qui c'è una strana mancanza di denaro liquido... manca sempre il resto, anche alla posta, hai un sacco di banconote che non valgono niente, il bancomat non ti fa prelevare più di una certa cifra, molto più bassa che il massimale dettato dalla carta, gli sconti valgono solo se paghi in contanti... Vedendo queste cose è inevitabile pensare a cosa può succedere ovunque, in un attimo...

E intanto vedi Roma che brucia, e non è giusto che 4 stronzi rovinino la manifestazione di studenti, precari, terremotati, tutte persone rimaste fregate chi da questo governo, chi da anni di politiche sottomesse alle "leggi del mercato"...

E poi vedi cose come questo video: La Russa a Anno Zero che interrompe uno studente che stava semplicemente dicendo la verità: SIAMO UNA GENERAZIONE RIMASTA FREGATA... ma non sono d'accordo, non solo da 15 anni di politiche, forse dallo stesso sistema di mercato...

ed è anche per questo che io non mi arrabbio più, ma non sto più nella pelle di rivedere il mio orto, le nostre galline, che sono solo l'inizio di un cammino.
Ma mi consola, in un certo senso, vedere la PAURA di La Russa che il ragazzo dicesse la VERITA'...

Qui, almeno in Cile, vedi studenti dell'ultimo anno che lavorano, in aziende (del loro settore di studi) che magari li mettono in difficoltà nel terminare l'università perché poi, laurea in mano, li devono PAGARE DI PIU'... da noi ormai si lavora gratis per anni interi!
Qui vedi professori trentacinquenni che insegnano mentre ancora devono prendere il dottorato... da noi vedi addottorati trentenni che non sanno dove sbattere la testa...

A guardarsi intorno, nel mondo, sembra che le cose stiano andando sempre più in fretta, ovunque stiano andando, vanno in fretta, e questo pure mi consola.

Mi ricordo di quando qualcuno mi disse, forse era Mauro Bonaiuti, che CRISI significa SEPARAZIONE, SCELTA...


Ma è bello leggere qui il significato etimologico della parola crisi


















Per concludere, la spirale di pensieri, finalmente sto leggendo un libro che da tanto volevo leggere, La rete della vita, di Fritjof Capra, ed è buffo leggere cose come queste, che anche se riferite al mondo della fisica fanno pesare...

Il celebre scienziato avvicina il lettore in queste pagine al mondo dei sistemi complessi, alla teoria del caos, facendo notare come dietro ai sistemi caotici non vi sia pura casualità ma pìù profondi schemi di ordine, schemi che non vengono identificati attraverso formule matematiche esatte, ma per cui, tuttalpiù, si parla di calcolo probabilistico di trovare determinati risultati. Ci insegna che nei sistemi lineari a piccoli cambiamenti corrispondono piccoli effetti nel sistema, a grandi cambiamenti grandi effetti, mentre così non è per i sitemi non lineari, dove "piccoli cambiamenti possono avere effetti drammatici (...), tali processi (...) sono alla base dell'instabilità e dell'apparizione improvvisa di nuove forme di ordine che sono tipiche dell'auto-organizzazione".
Capra parla anche di "punti di biforcazione" "punti critici di instabilità", che si verificano quando in essi "appare improvvisamente una biforcazione nell'evoluzione del sistema, che cambia direzione. (...) essi corrispondono a punti di instabilità in cui il sistema cambia bruscamente e appaiono di colpo nuove forme d'ordine. Come ha dimostrato Prigogine, queste instabilità possono avvenire solo in sistemi aperti che agiscono lontano dall'equilbrio".

Quindi abbiamo grandi possibilità al momento, no?

lunedì 6 dicembre 2010

Sensazioni. Tra partire, viaggiare, restare. E tornare.

Finalmente ci siamo fermati. E' molto bello vedere posti diversi e meravigliosi, conoscere situazioni e persone diverse, con cui condividere il lavoro della terra e la vita quotidiana. Abbiamo riso, ci siamo arrabbiati, ci siamo preoccupati, ci siamo affezionati... ma è bello finalmente fermarsi in una casa con un bagno degno di questo nome! E, W l'Argentina, il bidet! (sì, siamo in Argentina, ma rimando brevemente le spiegazioni).
Sono un po' stanca di avere gli stessi pantaloni addosso da un mese, di lavorare per gli altri pensando a tutti i lavori che ancora (e sempre...) ci sono da fare a casa nostra, un po' stanca di piantare semi che mai vedrò germogliare, mentre ancora non ho potuto provare l'ebbrezza dell'orto invernale (ci avevo provato, una volta, ma erano i tempi dei lavori in corso e, con una rete provvisoria, le mucche del vicino si mangiarono i nostri cavoli appena trapiantati!).

L'Artigiano ha riempito pagine e pagine di quaderno con progetti, e cartelle del computer con foto: case, gazebi, scale, tornio, sculture-intaglio... E stiamo pensando a come reimpostare l'immagine del laboratorio, ci sta aiutando anche un giovane grafico conosciuto a Temuco... ma ancora su questo non possiamo anticipare nulla di più... stiamo lavorando!

Un'esperienza come questa di certo ti apre nuove strade, vie che dall'interno del tuo piccolo mondo non riuscivi a vedere, nuove strade alla creatività, alla fiducia nel futuro, quel futuro che ci vogliamo e ci stiamo costruendo con tanta convinzione e fatica, nonostante l'Italia, nonostante la rabbia, che è l'altro lato della moneta, compagna della testardaggine, necessaria a costruirsi qualcosa da soli oggi (potremmo aggiungere in Italia, ma meglio stendere un velo pietoso).
O forse ci sono altre modalità, ma questa è la nostra, e di certo ci siamo trovati: abbondante energia, per fortuna, costante voglia di ridere e di scherzare su tutto, modalità di prendere le cose della vita per come sono, tremende e passeggere insieme (come quando Simone mi chiede qualcosa di mio padre e se io non lo so rispondo -non lo so, è morto! - e ridiamo, come forse ride anche lui, da qualche parte, se ci ascolta...), voglia di fare, dicevo, di inventare, e insieme ci lanciamo nelle imprese, spendendo tutte le energie che abbiamo, a volte anche un po' di più. Be', forse è per questo anche che mio padre è un po' con noi, forse siamo un po' simili, tutti e tre.
In viaggio mi manca questo spazio d'azione, vivo un po' questi mesi come un limbo, una pausa, certamente anche di riposo, ma mi manca terribilmente la nostra vita di sempre, anche se è faticosa.

Mi manca la Baruffa, gli animali, il respiro della terra che sento parte delle mie cellule, i ritmi del giorno e della notte, delle stagioni (il cibo!). Vedo boschi lussureggianti, alberi che sembrano preistorici, come le araucarie, ma mi mancano i pochi frassini che resistono al vento e all'argilla dei nostri calanchi; mi mancano le querce e i castagni che crescono più su, dove la montagna inizia a salire, mi mancano le passeggiate verso Loiano, Monte Adone, Monghidoro. Certo, abbiamo visto posti bellissimi.

Una volta immaginavo di viaggiare e visitare luoghi esotici, poi è successo qualcosa: ho sentito che non avrei visto tutti i posti in cui la mia mente viaggiava col pensiero, una vita non bastava, ma soprattutto non ne avevo più il desiderio. Semplicemente era svanito. So che tre mesi (scarsi!) non sono nulla, stiamo bene, ma mi manca una parte, mi manca la terra che conosco e che è parte di me.
Non si può spiegare a parole, è un'esperienza straniante adesso che ho radici, ma anche per questo utile, ma ora ho un altro modo di vivere, e separare i rifiuti o andare a aprire le galline è parte della mia vita come lavarmi la faccia alla mattina.
Per non parlare del cibo... avevamo un'alimentazione quasi perfetta (ehm ehm... modestamente...), con tanti cereali, legumi, biologica forse all'80-90%, mentre ormai sono diventata un panino anche io!

Ma da fuori vedi le cose diverse, anche un po' idealizzate, vedi la vita che vorresti, e che non è necessariamente quella che hai lasciato.
A me adesso, dal mundo del fin del mundo, mancano molto gli amici, anche se viviamo una fase in cui è sempre più difficile vedersi, per gli impegni di tutti, per i cambiamenti che ognuno sta prendendo in direzioni diverse, o perché anche gli amici sono dispersi per il mondo.
E' inevitabile, dal di fuori, fare proiezioni e esprimere desideri per il futuro, anche se mi rendo conto di avere nostalgia di qualcosa che abbiamo già perso parecchio tempo prima di partire, ma di cui, dal buco del c+-o del mondo, senti ancora più forte la mancanza.
Ho tanta nostalgia degli amici, delle grigliate e delle feste, delle vacanze insieme, specie quelle che non abbiamo ancora fatto, degli inviti fatti al telefono, per la sera stessa e non dei calendari inviati un mese prima via mail, dove ognuno risponde come se non leggesse quello che scrivono gli altri.
Più di tutto ho nostalgia del sognare insieme qualcosa di diverso. Ma questo risale ormai a parecchio tempo fa, sembra una vita fa. Ma sognare serve a qualcosa.

giovedì 2 dicembre 2010

Alla frontera giungono notizie da BOlogna

Ci arrivano ogni tanto notizie dall'Italia, leggiamo qualche pagina qua e là, ma oggi mi è arrivato il comunicato per il Vag, centro sociale bolognese che sta rischiando di essere chiuso.
E allora lo riporto qui, perché queste notizie, da lontano, fanno più rumore.

"A tempo determinato vs Determinati e basta!"

E' questo il messaggio che Vag61, domani sera, porterà al Comune di Bologna che ha deciso di chiudere lo spazio libero autogestito di via Paolo Fabbri 110. E' questo l'unico verbale possibile per raccontare l'affollata assemblea cittadina di ieri sera, che ha fatto molto di più che consegnare a Vag61 la solidarietà di tante realtà e singoli perchè ha saputo raccogliere la lezione che in questi giorni viene dalle piazze di Bologna e d'Italia. Dagli interventi degli spazi autogestiti a quello del liceo Copernico occupato, il portato è uno: non è tempo di resistere ma di correre in avanti. E' anche per questo che Vag61, sempre venerdì, prima di scendere in piazza parteciperà all'assemblea promossa da Bartleby a Lettere per costruire un percorso che dalla crisi porti a reali possibilità di trasformazione del presente. A voler cancellare l'esperienza di Vag61 non a caso è un commissario direttamente nominato e alle dipendenze di Maroni e Berlusconi. Un commissario a breve scadenza ed un Governo anch'esso con i giorni contati grazie alle straordinarie rivolte che stanno attraversando il Paese. Ma al contrario di lor signori, Vag61 resterà al suo posto.
Andiamo a dirglielo.

VENERDI' 3 DICEMBRE 2010
h 18,30 in piazza NETTUNO

Vag61 non si tocca!

martedì 30 novembre 2010

martedì 23 novembre 2010

Tentando un riassunto

Delle puntate precendenti. Piú avanti con piú foto dato che dobbiamo ancora scaricare le ultime.
Siamo stati presso tre famiglie mapuche, in tre zone diverse... abbiamo contribuito a che una delegazione di donne vincesse una mostra gastronomica (le uniche che gestiscono un ristoro familiare, comunitario, contro squadre composte da professionisti), grazie a un milloquín de piñones, preparato con pinoli di araucaria... basilico, aglio, olio e formaggio a ispirazione del pesto genovese!
Ci siamo riempiti gli occhi del fascino di una casa "antica" sulle rive di un lago vicino alla costa, dove la nostra ospite coltivava orti fiorenti insieme a sogni di una vita semplice, e infine in una piccola casa sferzata dal vento, dove abbiamo riso insieme ai bambini, abbiamo visto da vicino l'uitilizzo dei buoi, ci siamo arrabbiati per le ingiustizie... ma qui devo essere breve.
Domani ci aspetta l'Argentina.
L'Artigiano è già arrivato a metà del suo quaderno pieno di schizzi, idee e appunti, mi aiuta molto nel lavoro, solo che a me rimangono le incombenze piú antipatiche, vedi relazioni con l'universitá, qui come dall'altro capo del mondo le situazioni mi sembrano sempre simili, pregi e difetti, piú difetti che pregi dopo averci passato dentro tanti anni... ho bisogno di cambiare... anche se a volte mi domando se quelli come noi dovrebbero resistere e restarci dentro... ma in Italia il problema non si pone...
Leggiamo ormai pochi giornali, ma le notizie ridicole dal nostro paese ci inseguono anche nei telegiornali cileni, e tutto sembra piú strano... in realtá a vedere le notizie sembra che non siano passati tre mesi, sembrano sempre le stesse, a parte paesi che cedono al debito...
Siamo un po' stanchi di tanto girare e ci rifermeremo fino a gennaio, quando qui chiudono le scuole, ma non sappiamo ancora dove, qui gli stranieri sono polli da spennare senza ritegno...

Sono cosí disconnessa che pensavo di avere nella chiavetta alcune foto, le piú vecchie, invece no! foto rimandate! e aggiornamenti... sempre poco tempo online... urge connessione internet no limit!

sabato 13 novembre 2010

Picco del petrolio e fine della globalizzazione...

Un link a un articolo molto interessante da
Malthus Day
Il blog di Luca Pardi sui limiti di questo pianeta


Qui il link

Di seguito copio la parte finale dell'articolo, chè abbastanza lungo e soprattutto scritto in termini economici piuttosto srtetti.

Si tratta della traduzione di un intervento di Jeff Rubin al convegno di ASPO-USA. Jeff Rubin è ex economista capo alla CIBC World Markets e autore, fra gli altri, del libro: Why your world is about to get a lot smaller.

E grazie a Luca Pardi per la traduzione!

(...)

Cosa stava succedendo? Ve lo dico io che cosa stava succedendo. Per la prima volta in 20 anni, era più economico produrre l'acciaio negli Stati Uniti che a importarlo dalla Cina. Perché? Consideriamo quello che la Cina deve fare per inviare acciaio. In primo luogo, deve ricevere minerale di ferro dal Brasile, attraverso l'Oceano Pacifico, trasformarlo in acciaio, che è esso stesso un processo ad alto consumo energetico, quindi spedirlo di nuovo a voi attraverso l'Oceano Pacifico. A 20 dollari barile, la cosa funziona. A botte di 100 dollari, non funziona. Aggiunge 60 - 70 dollari, al costo di una tonnellata di acciaio laminato a caldo. Quanto tempo di lavoro pensate che ci sia nella produzione di acciaio oggi? Da un'ora e mezzo a due ore (per tonnellata NdT). I costi del trasporto hanno d'un tratto superato il costo del lavoro. Chi si sognerebbe mai che i prezzi del petrolio in tripla cifra potrebbero infondere nuova vita nella nostra iper sfruttata Rust Belt? In un mondo in cui la distanza costa denaro è esattamente ciò che sta per accadere.

Prendiamo il cibo. L'anno scorso, la Cina ha esportato 6.000 milioni di dollari di derrate alimentari in America, di tutto, dalle mele alle ali di pollo congelato, dando un nuovo significato alla consegna del cibo cinese. L'acciaio non deve essere refrigerato. Sperabilmente le ali di pollo congelato devono esserlo. Cosa pensate che alimenti le unità di refrigerazione? Carburante! La stessa cosa che alimenta la nave. Al mondo della tripla cifra dei prezzi del petrolio - non importa che il lavoro agricolo sia più economico in Cina che negli Stati Uniti, perché il costo di portare quelle ali di pollo congelato da noi sarà troppo alto.

Il fatto è che non smetteremo di usare acciaio in America, come certamente non ci accingiamo a smettere di mangiare. Ciò che ci accingiamo a fare è produrre il nostro acciaio e il nostro cibo. Purtroppo, gran parte dei nostri terreni agricoli è stata cementificata dall'espansione dei suburbi residenziali (suburban sprawl). Così come il prezzo del petrolio in tripla cifra infonde nuova vita al nostro Rust Belt, il prezzo del petrolio a tre cifre trasformerà quei sobborghi lontani nei terreni agricoli che erano, trenta o quaranta anni fa. Le stesse forze economiche che hanno devastato il settore manufatturiero e cementificato il nostro terreno agricolo, quando il petrolio era abbondante e a buon mercato, e i costi di trasporto accessori, quelle stesse forze economiche faranno l'opposto in un mondo di prezzi del petrolio a tre cifre. E questo non è determinato dal governo, non è determinato dalle preferenze ideologiche, e non è determinato dalla nostra volontà o mancanza di volontà di ridurre le nostre emissioni di carbonio. Questo è solo Economia al 100%.

Il prezzo del petrolio a tre cifre è destinato a cambiare le curve dei costi. E quando si cambia le curve dei costi, si va a cambiare la geografia economica, nello stesso momento. So che il mondo dei prezzi del petrolio tripla cifra è stato il dominio dell'apocalisse. Per molti, l'avvento del picco del petrolio e il prezzo del petrolio a tre cifre significa la fine della nostra economia. Per alcuni, della civiltà come noi la conosciamo. Non condivido questo pessimismo. Non condivido questa visione. Io sono un economista e credo nel potere dei prezzi.

Certo, se continuiamo a voler prendere le ali di pollo congelate e il nostro acciaio dall'altra parte del mondo, se vogliamo pendolare avanti e indietro ottanta miglia nel nostro SUV, il picco del petrolio non sarà solo una fase di recessione, il picco del petrolio sarà il picco del PIL, e ciò sarà apocalittico. Ma come ho detto, io sono un economista, e credo nel potere dei prezzi. Credo che ci stiamo accingendo a cambiare. Io credo che non prederemo il nostri alimenti o l'acciaio importandoli dall'altra parte del mondo e non credo che ci siamo impegnati, irrevocabilmente, nel suburban sprawl.

E si potrebbe perfino scoprire che quel mondo nuovo dietro l'angolo più piccolo è anche un bel po' più vivibile, e molto più sostenibile del "grasso" Big One che stiamo per lasciarci alle spalle.

giovedì 11 novembre 2010

Tonterías...

Una nota che mi ero dimenticata di postare... A questo link. Da ridere...
Sti giornalisti... La ragazza che mi ha intervistato, per il sito dell'universitá, ha scritto cose che non avevo detto, anzi, avevo detto proprio il contrario!
E complimenti per la foto... oltre che sembro la Santa Maria, potevano almeno centrarla!

martedì 19 ottobre 2010

Couchsurfing- WWoofer: 2-0. Aggiornamenti on the road

Couchsurfing batte Wwoofer(Chile) 2 a 0.
Come preannunciato il primo ottobre abbiamo lasciato l'umida e polverosa casa di Temuco per approfittare di viaggiare un po', dato che non torneremo presto qui dall'altra parte del mondo. L'idea era di risparmiare e fare un'esperienza diversa, visto che i nostri amici Jonny e Fil, tra gli altri, ci hanno dimostrato come viaggiare in modo economico e allo stesso conoscere più da vicino la vita di un posto, entrando in contatto con persone e attività interessanti.
Siamo stati da un amico CS (CouchSurfing - letteralmente "surfare sui divani" - di chi ti ospita) a Santiago: pieno centro della città, un appartamento finalmente degno di questo nome e una tranquilla conoscenza, chiacchiere con amici locali, nessuna particolare empatia ma nemmeno antipatia. A Valparaiso siamo stati da una coppia molto in gamba, tra le poche persone a parlare chiaramente su questo paese, dove sembra ancora in vigore un'omertà post-dittatura, dove un sentimento di inadeguatezza diffuso induce le persone a cercare di mostrare solo i lati positivi, a nascondere le cose che non vanno. Un esempio dello spirito di qui? Mi hanno detto che il presidente Pinera in visita in Europa ha dichiarato che il salvataggio dei minatori farà finalmente dimenticare l'associazione che dall'estero si fa Cile=Pinochet... La gravità dell'affermazione si commenta da sola.
L'esperienza di Wwoofer - scambio lavoro in fattorie in cambio di vitto e alloggio - invece si è rivelata tipica della mia capacità di attrarre situazioni assurde (come nelle nostre ormai mitiche vacanze on the road con l'Agnese... se si ricorda!!). Il primo posto: un hotel-agriturismo che pretendeva essere di lusso ma era piuttosto in una decadenza ormai avviata, messo in piedi da un francese pazzo, ossessionato dalla sua salute, vegano e quasi crudivoro, che però sparava ai cani che assediavano le poche galline rimaste, discendente da una famiglia nobile ma rimasto ormai con pochi soldi, investiti nel posto in questione, dove era arrivato direttamente dagli Stati Uniti con un pick-up americano, Dodge, e un rimorchio camperizzato, ma che si lavava una volta alla settimana per non sprecare acqua (be'... forse perché era francese?). Bellissimo posto, macchia mediterranea misto atmsfera texana, huasos (equivalente chileno dei cow boy, dei gauchos), profumo di limoni, erbe aromatiche e eucalipto. Dove ovviamente abbiamo beccato due giorni di sole e due di maltempo, gli unici, a quanto pare, in tutta la primavera!. Per fortuna eravamo in compagnia di un altro francese, un signore verso la sessantina inviato lí dalla madre del pazzo che lo credeva un cuoco interessato a condividere la gestione del posto, invece era un esperto in sostegno psicologico e personal trainer (fisico) per ricchi annoiati... Abbiamo imparato molto da lui, che vive a Cannes, dove presumibilmente ci recheremo in vacanza per accalappiare nuovi clienti miliardari arabi e russi.
Secondo posto. Un rifugio di montagna raggiunto a piedi, con tanto di computer al seguito, visto che nel tentativo di lasciarlo all'università abbiamo trovato un'imminente occupazione contro la riforma degli studi (tutto il mondo è paese...)...
Un rifugio di montagna con compost toilet (e va bene) con accesso all'acqua a dieci minuti di cammino, in salita. Doccia fredda, all'aperto... una struttura piuttosto abbandonata dagli stessi fricchettoni che l'hanno avviata... Bella atmosfera intorno al fuoco, scarso scambio con l'unico superstite...
No Alpitur? AIAIAIAIAIIIIII!!!

giovedì 14 ottobre 2010

Ancora su Valparaiso

Un po' di appunti di viaggio. Valparaiso è una città interessante. Mentre a Santiago si concentrano tutte le attività principali del paese e la città ha un aspetto più imponente, con edifici molto alti, qualche palazzo storico e costruzioni moderne, Valparaiso (dichiarata patrimonio dell'umantà dall'Unesco) è una tipica città di mare, anzi di porto, che per secoli è stato snodo essenziale degli scambi commerciali con il Sud America (quando non c'era il canale di Panama), è una città vivace arroccata sui 52 colli che la compongono, dove si respira un'atmosfera sorniona e bohemienne.

Nel centro le case di legno e lamiera colorate da graffiti e murales sono









sull'isolotto ci sono le foche!!

lunedì 11 ottobre 2010

Santiago e Valparaiso

Siamo venuti a scaldare le ossa al centro-nord, e in parte ci siamo riusciti, ma non abbastanza.
SANTIAGO



VALPARAISO

Ci sarebbero tante belle foto ma mi sono stufata... intanto, mentre aspettiamo di lasciare il posto in cui siamo ora lascio un'anteprima che dice tutto sui nostri ultimi 5 giorni...

martedì 28 settembre 2010

Jesus può attendere

Stavamo per cominciare a darci al gioco d'azzardo. In questa città sono molti i centri di slot machine e c'è un casinò sproporzionato rispetto alle dimensioni della città e al numero di persone benestanti che possono concedersi di entrarci.

Stavamo per cedere ai numerosi cartelli come quello che vedete nell'immagine, e acercàrnos a Jesus.

Forse avremmo anche rischiato di fare come i locali, che a 20 anni hanno un figlio (benché noi non abbiamo più vent'anni e non sarebbe così grave...). Sai com'è piove sempre e non ci sono molte distrazioni...

Venerdì notte partiamo per Santiago e Valparaiso, dove forse sarà anche un po' più caldino.
Iniziamo a seguire le orme di Elia, Fil e gli altri e a viaggiare con Couchsurfing e Wwoof...
A presto per nuovi aggiornamenti.

sabato 25 settembre 2010

Riassunto delle puntate precedenti


Dopo aver combattuto tutti i microbi del Cile (la maledizione di Montezuma per caso arriva fino a qui?), dopo giorni in cui Simone dormiva 11 ore per notte e diceva che ormai gli venivano le piaghe da decubito, abbiamo superato il primo giorno di primavera (22 settembre) su due zampe, ricevendo la grazia di una bella giornata di sole.

Tracce di primavera sempre più tangibili: si susseguono fioriture varie, dopo la mimosa (in quantità industriali, intere distese di giallo sulle colline fuori città), la magnolia e altri alberi di cui non conosco il nome.


Qui si festeggiava il bicentenario della fondazione dello stato nazionale, e sono stati tutti matti per diversi giorni, bandiere dappertutto e manifestazioni varie.
Mentre ancora non mi ero del tutto ripresa mi sono trascinata alla zona dei festeggiamenti, dove si mangiava (ma non potevo neanche sentire l'odore, mi dava fastidio!) e c'erano spettacoli. Noi ovviamente siamo andati a vedere il rodeo, che non era un gran che perché il povero vitello che deve essere fermato e sbattuto per terra viene prima stancato il un piccolo spazio... della serire "ti piace vincere facile?!" Per il resto tutto procede, stiamo organizzando un piano B, per spostarci da Temuco e iniziare a vivere altre situazioni, ma su questo manteniamo uno scaramantico silenzio stampa.

Comunque abbiamo deciso con convinzione di farla finita con le sopaipilla (tipo crescentine) bisunte.
In compenso abbiamo trovato una sorta di focaccia tipo genovese quasi altrettanto buona, e di considerevoli dimensioni!

sabato 18 settembre 2010

Un po' di foto, sparse, e prime stupidaggini

museo regional de la Araucania

i nostri primi boschi in Cile

lago Villarica
e la sua spiaggia vulcanica


Forse cominciamo a far ridere Ladda

eh be'... oggi è una giornata più che grigia, piove da stamattina (ecco le famose piogge a cui ci avevano tanto preparato!), siamo stati malati entrambi, veramente ha cominciato Simone, io ho resistito, finché ho potuto...
stiamo ancora cercando una soluzione più economica per la casa, o magari anche spostarci da questa città che non offre molto a dire il vero... a parte l'Instituto de Estudios Indigenas, nonostante sia occupato, per circa la metà dello spazio, da due ciccione che si cibano di Riders e Bounty (lamentandosi di aver saltato il pranzo).





E casa. Il bello del posto che abbiamo trovato è che la nostra camera, in una grande casa che non si scalda mai, è che 1. è al piano di sopra, quindi quel po' di calore della stufa sale, e 2. siamo circondati da libri del proprietario, che vive al piano di sotto. Freire, Osho, Foucault, Ricoeur, in generale una biblioteca che dimostra i suoi interessi per la comunicazione, l'educazione, i processi partecipativi, l'interculturalità, ecc. Benché ci abbia fatto un prezzo ben poco popolare e andiamo a letto col pile...


Simone dice che la cosa più bella qui sono i pick up e i cavalli, ma allora, dice, avrebbe preferito andare in Texas, ALMENO C'ERA CALDO.

Comununque, sì, la birra è buona.