martedì 28 settembre 2010

Jesus può attendere

Stavamo per cominciare a darci al gioco d'azzardo. In questa città sono molti i centri di slot machine e c'è un casinò sproporzionato rispetto alle dimensioni della città e al numero di persone benestanti che possono concedersi di entrarci.

Stavamo per cedere ai numerosi cartelli come quello che vedete nell'immagine, e acercàrnos a Jesus.

Forse avremmo anche rischiato di fare come i locali, che a 20 anni hanno un figlio (benché noi non abbiamo più vent'anni e non sarebbe così grave...). Sai com'è piove sempre e non ci sono molte distrazioni...

Venerdì notte partiamo per Santiago e Valparaiso, dove forse sarà anche un po' più caldino.
Iniziamo a seguire le orme di Elia, Fil e gli altri e a viaggiare con Couchsurfing e Wwoof...
A presto per nuovi aggiornamenti.

sabato 25 settembre 2010

Riassunto delle puntate precedenti


Dopo aver combattuto tutti i microbi del Cile (la maledizione di Montezuma per caso arriva fino a qui?), dopo giorni in cui Simone dormiva 11 ore per notte e diceva che ormai gli venivano le piaghe da decubito, abbiamo superato il primo giorno di primavera (22 settembre) su due zampe, ricevendo la grazia di una bella giornata di sole.

Tracce di primavera sempre più tangibili: si susseguono fioriture varie, dopo la mimosa (in quantità industriali, intere distese di giallo sulle colline fuori città), la magnolia e altri alberi di cui non conosco il nome.


Qui si festeggiava il bicentenario della fondazione dello stato nazionale, e sono stati tutti matti per diversi giorni, bandiere dappertutto e manifestazioni varie.
Mentre ancora non mi ero del tutto ripresa mi sono trascinata alla zona dei festeggiamenti, dove si mangiava (ma non potevo neanche sentire l'odore, mi dava fastidio!) e c'erano spettacoli. Noi ovviamente siamo andati a vedere il rodeo, che non era un gran che perché il povero vitello che deve essere fermato e sbattuto per terra viene prima stancato il un piccolo spazio... della serire "ti piace vincere facile?!" Per il resto tutto procede, stiamo organizzando un piano B, per spostarci da Temuco e iniziare a vivere altre situazioni, ma su questo manteniamo uno scaramantico silenzio stampa.

Comunque abbiamo deciso con convinzione di farla finita con le sopaipilla (tipo crescentine) bisunte.
In compenso abbiamo trovato una sorta di focaccia tipo genovese quasi altrettanto buona, e di considerevoli dimensioni!

sabato 18 settembre 2010

Un po' di foto, sparse, e prime stupidaggini

museo regional de la Araucania

i nostri primi boschi in Cile

lago Villarica
e la sua spiaggia vulcanica


Forse cominciamo a far ridere Ladda

eh be'... oggi è una giornata più che grigia, piove da stamattina (ecco le famose piogge a cui ci avevano tanto preparato!), siamo stati malati entrambi, veramente ha cominciato Simone, io ho resistito, finché ho potuto...
stiamo ancora cercando una soluzione più economica per la casa, o magari anche spostarci da questa città che non offre molto a dire il vero... a parte l'Instituto de Estudios Indigenas, nonostante sia occupato, per circa la metà dello spazio, da due ciccione che si cibano di Riders e Bounty (lamentandosi di aver saltato il pranzo).





E casa. Il bello del posto che abbiamo trovato è che la nostra camera, in una grande casa che non si scalda mai, è che 1. è al piano di sopra, quindi quel po' di calore della stufa sale, e 2. siamo circondati da libri del proprietario, che vive al piano di sotto. Freire, Osho, Foucault, Ricoeur, in generale una biblioteca che dimostra i suoi interessi per la comunicazione, l'educazione, i processi partecipativi, l'interculturalità, ecc. Benché ci abbia fatto un prezzo ben poco popolare e andiamo a letto col pile...


Simone dice che la cosa più bella qui sono i pick up e i cavalli, ma allora, dice, avrebbe preferito andare in Texas, ALMENO C'ERA CALDO.

Comununque, sì, la birra è buona.

giovedì 9 settembre 2010

Prime impressioni, sparpagliate.

Questa città non è bellissima, diciamocelo, e quando siamo arrivati faceva anche un freddo barbino... la cosa assurda è che è un paese abbastanza freddo ma costruiscono le case e le scaldano come se fossimo in un paese caldo... gli infissi delle case di legno, come quella che abbiamo trovato, sono più o meno simili a quelli del nostro pollaio...
Ma per fortuna il clima sta migliorando, è come se da noi fossimo a marzo, e non siamo stati ancora fustigati dalle famose piogge cilene (almeno come alcuni ci avevano avvisato...).
Lavoriamo parecchio, impazziamo di fronte ai legni locali, veramente fantastici, mangiamo almeno una sopaipilla al giorno (crescentine fritte che non hanno niente di meno dalle nostre e che, secondo noi, sono il frutto di una qualche immigrazione emiliana in tempi forse non troppo remoti)...

Fa effetto pensare che al posto di questa città poco più di 130 anni fa c'era bosco nativo o, tutt'al più, pascoli per il bestiame dei Mapuche che, dopo l'arrivo degli spagnoli si erano ben adattati alla pastorizia.
Per il resto il solito stupore che mi coglie all'estero, anche in paesi come Francia o Spagna, dove si diventa scemi per trovare yogurt che sia veramente tale, latte fresco non ne parliamo, non esiste, cibo semplice che non siano frutta e verdura... Siamo qui da due settimane e abbiamo mangiato carne quasi tutti i giorni... solo ora inizio a stufarmi (contro una volta alla settimana circa a casa), variare dal grano, riso a parte, è quasi impossibile, sembra che anche i cereali da colazione siano una cosa da ricchi, oltre che, ad esempio, la quinoa, originaria delle Ande, al supermercato costa un occhio della testa. Ma il supermercato qui è roba da ricchi, stiamo scoprendo a poco a poco soluzioni alternative... Ottimo burro salato e birre locali, invece.
Grande smacco, a proposito di frutta e verdura, è il mio spagnolo: i nomi di frutta e verdura sono tutti diversi! L'aguacate è la palta, e a me fa molto ridere perché mi sembra una malta verde che mettono ovunque, specie negli onnipresenti panini. C'è anche una birra, Malta del Sur, che mi fa ridere pensando al significato in italiano.
All'università è buffo, mentre a Bologna dividevamo uno studio tra due professori, tre collaboratori/dottorandi, su 3 scrivanie a rotazione, qui mi hanno accolto con uno studio tra vari a disposizione per studenti e professori stranieri (tutti vuoti), mentre anche altri due professori mi hanno offerto uno spazio in due rispettivi dipartimenti... Che differenza!
La gente è molto gentile, e usano sempre diminutivi, quiere lechesita, te pongo cafecito, e simili... il che è carino.
Qui sotto siamo noi all'università, dove, come si vede, alcuni edifici dell'Instituto de Estudios Indìgenas riprendono lo stile delle abitazioni tradizionali mapuche. Nei prossimi giorni recupero il tempo perduto, prometto,