martedì 30 novembre 2010

martedì 23 novembre 2010

Tentando un riassunto

Delle puntate precendenti. Piú avanti con piú foto dato che dobbiamo ancora scaricare le ultime.
Siamo stati presso tre famiglie mapuche, in tre zone diverse... abbiamo contribuito a che una delegazione di donne vincesse una mostra gastronomica (le uniche che gestiscono un ristoro familiare, comunitario, contro squadre composte da professionisti), grazie a un milloquín de piñones, preparato con pinoli di araucaria... basilico, aglio, olio e formaggio a ispirazione del pesto genovese!
Ci siamo riempiti gli occhi del fascino di una casa "antica" sulle rive di un lago vicino alla costa, dove la nostra ospite coltivava orti fiorenti insieme a sogni di una vita semplice, e infine in una piccola casa sferzata dal vento, dove abbiamo riso insieme ai bambini, abbiamo visto da vicino l'uitilizzo dei buoi, ci siamo arrabbiati per le ingiustizie... ma qui devo essere breve.
Domani ci aspetta l'Argentina.
L'Artigiano è già arrivato a metà del suo quaderno pieno di schizzi, idee e appunti, mi aiuta molto nel lavoro, solo che a me rimangono le incombenze piú antipatiche, vedi relazioni con l'universitá, qui come dall'altro capo del mondo le situazioni mi sembrano sempre simili, pregi e difetti, piú difetti che pregi dopo averci passato dentro tanti anni... ho bisogno di cambiare... anche se a volte mi domando se quelli come noi dovrebbero resistere e restarci dentro... ma in Italia il problema non si pone...
Leggiamo ormai pochi giornali, ma le notizie ridicole dal nostro paese ci inseguono anche nei telegiornali cileni, e tutto sembra piú strano... in realtá a vedere le notizie sembra che non siano passati tre mesi, sembrano sempre le stesse, a parte paesi che cedono al debito...
Siamo un po' stanchi di tanto girare e ci rifermeremo fino a gennaio, quando qui chiudono le scuole, ma non sappiamo ancora dove, qui gli stranieri sono polli da spennare senza ritegno...

Sono cosí disconnessa che pensavo di avere nella chiavetta alcune foto, le piú vecchie, invece no! foto rimandate! e aggiornamenti... sempre poco tempo online... urge connessione internet no limit!

sabato 13 novembre 2010

Picco del petrolio e fine della globalizzazione...

Un link a un articolo molto interessante da
Malthus Day
Il blog di Luca Pardi sui limiti di questo pianeta


Qui il link

Di seguito copio la parte finale dell'articolo, chè abbastanza lungo e soprattutto scritto in termini economici piuttosto srtetti.

Si tratta della traduzione di un intervento di Jeff Rubin al convegno di ASPO-USA. Jeff Rubin è ex economista capo alla CIBC World Markets e autore, fra gli altri, del libro: Why your world is about to get a lot smaller.

E grazie a Luca Pardi per la traduzione!

(...)

Cosa stava succedendo? Ve lo dico io che cosa stava succedendo. Per la prima volta in 20 anni, era più economico produrre l'acciaio negli Stati Uniti che a importarlo dalla Cina. Perché? Consideriamo quello che la Cina deve fare per inviare acciaio. In primo luogo, deve ricevere minerale di ferro dal Brasile, attraverso l'Oceano Pacifico, trasformarlo in acciaio, che è esso stesso un processo ad alto consumo energetico, quindi spedirlo di nuovo a voi attraverso l'Oceano Pacifico. A 20 dollari barile, la cosa funziona. A botte di 100 dollari, non funziona. Aggiunge 60 - 70 dollari, al costo di una tonnellata di acciaio laminato a caldo. Quanto tempo di lavoro pensate che ci sia nella produzione di acciaio oggi? Da un'ora e mezzo a due ore (per tonnellata NdT). I costi del trasporto hanno d'un tratto superato il costo del lavoro. Chi si sognerebbe mai che i prezzi del petrolio in tripla cifra potrebbero infondere nuova vita nella nostra iper sfruttata Rust Belt? In un mondo in cui la distanza costa denaro è esattamente ciò che sta per accadere.

Prendiamo il cibo. L'anno scorso, la Cina ha esportato 6.000 milioni di dollari di derrate alimentari in America, di tutto, dalle mele alle ali di pollo congelato, dando un nuovo significato alla consegna del cibo cinese. L'acciaio non deve essere refrigerato. Sperabilmente le ali di pollo congelato devono esserlo. Cosa pensate che alimenti le unità di refrigerazione? Carburante! La stessa cosa che alimenta la nave. Al mondo della tripla cifra dei prezzi del petrolio - non importa che il lavoro agricolo sia più economico in Cina che negli Stati Uniti, perché il costo di portare quelle ali di pollo congelato da noi sarà troppo alto.

Il fatto è che non smetteremo di usare acciaio in America, come certamente non ci accingiamo a smettere di mangiare. Ciò che ci accingiamo a fare è produrre il nostro acciaio e il nostro cibo. Purtroppo, gran parte dei nostri terreni agricoli è stata cementificata dall'espansione dei suburbi residenziali (suburban sprawl). Così come il prezzo del petrolio in tripla cifra infonde nuova vita al nostro Rust Belt, il prezzo del petrolio a tre cifre trasformerà quei sobborghi lontani nei terreni agricoli che erano, trenta o quaranta anni fa. Le stesse forze economiche che hanno devastato il settore manufatturiero e cementificato il nostro terreno agricolo, quando il petrolio era abbondante e a buon mercato, e i costi di trasporto accessori, quelle stesse forze economiche faranno l'opposto in un mondo di prezzi del petrolio a tre cifre. E questo non è determinato dal governo, non è determinato dalle preferenze ideologiche, e non è determinato dalla nostra volontà o mancanza di volontà di ridurre le nostre emissioni di carbonio. Questo è solo Economia al 100%.

Il prezzo del petrolio a tre cifre è destinato a cambiare le curve dei costi. E quando si cambia le curve dei costi, si va a cambiare la geografia economica, nello stesso momento. So che il mondo dei prezzi del petrolio tripla cifra è stato il dominio dell'apocalisse. Per molti, l'avvento del picco del petrolio e il prezzo del petrolio a tre cifre significa la fine della nostra economia. Per alcuni, della civiltà come noi la conosciamo. Non condivido questo pessimismo. Non condivido questa visione. Io sono un economista e credo nel potere dei prezzi.

Certo, se continuiamo a voler prendere le ali di pollo congelate e il nostro acciaio dall'altra parte del mondo, se vogliamo pendolare avanti e indietro ottanta miglia nel nostro SUV, il picco del petrolio non sarà solo una fase di recessione, il picco del petrolio sarà il picco del PIL, e ciò sarà apocalittico. Ma come ho detto, io sono un economista, e credo nel potere dei prezzi. Credo che ci stiamo accingendo a cambiare. Io credo che non prederemo il nostri alimenti o l'acciaio importandoli dall'altra parte del mondo e non credo che ci siamo impegnati, irrevocabilmente, nel suburban sprawl.

E si potrebbe perfino scoprire che quel mondo nuovo dietro l'angolo più piccolo è anche un bel po' più vivibile, e molto più sostenibile del "grasso" Big One che stiamo per lasciarci alle spalle.

giovedì 11 novembre 2010

Tonterías...

Una nota che mi ero dimenticata di postare... A questo link. Da ridere...
Sti giornalisti... La ragazza che mi ha intervistato, per il sito dell'universitá, ha scritto cose che non avevo detto, anzi, avevo detto proprio il contrario!
E complimenti per la foto... oltre che sembro la Santa Maria, potevano almeno centrarla!