lunedì 6 dicembre 2010

Sensazioni. Tra partire, viaggiare, restare. E tornare.

Finalmente ci siamo fermati. E' molto bello vedere posti diversi e meravigliosi, conoscere situazioni e persone diverse, con cui condividere il lavoro della terra e la vita quotidiana. Abbiamo riso, ci siamo arrabbiati, ci siamo preoccupati, ci siamo affezionati... ma è bello finalmente fermarsi in una casa con un bagno degno di questo nome! E, W l'Argentina, il bidet! (sì, siamo in Argentina, ma rimando brevemente le spiegazioni).
Sono un po' stanca di avere gli stessi pantaloni addosso da un mese, di lavorare per gli altri pensando a tutti i lavori che ancora (e sempre...) ci sono da fare a casa nostra, un po' stanca di piantare semi che mai vedrò germogliare, mentre ancora non ho potuto provare l'ebbrezza dell'orto invernale (ci avevo provato, una volta, ma erano i tempi dei lavori in corso e, con una rete provvisoria, le mucche del vicino si mangiarono i nostri cavoli appena trapiantati!).

L'Artigiano ha riempito pagine e pagine di quaderno con progetti, e cartelle del computer con foto: case, gazebi, scale, tornio, sculture-intaglio... E stiamo pensando a come reimpostare l'immagine del laboratorio, ci sta aiutando anche un giovane grafico conosciuto a Temuco... ma ancora su questo non possiamo anticipare nulla di più... stiamo lavorando!

Un'esperienza come questa di certo ti apre nuove strade, vie che dall'interno del tuo piccolo mondo non riuscivi a vedere, nuove strade alla creatività, alla fiducia nel futuro, quel futuro che ci vogliamo e ci stiamo costruendo con tanta convinzione e fatica, nonostante l'Italia, nonostante la rabbia, che è l'altro lato della moneta, compagna della testardaggine, necessaria a costruirsi qualcosa da soli oggi (potremmo aggiungere in Italia, ma meglio stendere un velo pietoso).
O forse ci sono altre modalità, ma questa è la nostra, e di certo ci siamo trovati: abbondante energia, per fortuna, costante voglia di ridere e di scherzare su tutto, modalità di prendere le cose della vita per come sono, tremende e passeggere insieme (come quando Simone mi chiede qualcosa di mio padre e se io non lo so rispondo -non lo so, è morto! - e ridiamo, come forse ride anche lui, da qualche parte, se ci ascolta...), voglia di fare, dicevo, di inventare, e insieme ci lanciamo nelle imprese, spendendo tutte le energie che abbiamo, a volte anche un po' di più. Be', forse è per questo anche che mio padre è un po' con noi, forse siamo un po' simili, tutti e tre.
In viaggio mi manca questo spazio d'azione, vivo un po' questi mesi come un limbo, una pausa, certamente anche di riposo, ma mi manca terribilmente la nostra vita di sempre, anche se è faticosa.

Mi manca la Baruffa, gli animali, il respiro della terra che sento parte delle mie cellule, i ritmi del giorno e della notte, delle stagioni (il cibo!). Vedo boschi lussureggianti, alberi che sembrano preistorici, come le araucarie, ma mi mancano i pochi frassini che resistono al vento e all'argilla dei nostri calanchi; mi mancano le querce e i castagni che crescono più su, dove la montagna inizia a salire, mi mancano le passeggiate verso Loiano, Monte Adone, Monghidoro. Certo, abbiamo visto posti bellissimi.

Una volta immaginavo di viaggiare e visitare luoghi esotici, poi è successo qualcosa: ho sentito che non avrei visto tutti i posti in cui la mia mente viaggiava col pensiero, una vita non bastava, ma soprattutto non ne avevo più il desiderio. Semplicemente era svanito. So che tre mesi (scarsi!) non sono nulla, stiamo bene, ma mi manca una parte, mi manca la terra che conosco e che è parte di me.
Non si può spiegare a parole, è un'esperienza straniante adesso che ho radici, ma anche per questo utile, ma ora ho un altro modo di vivere, e separare i rifiuti o andare a aprire le galline è parte della mia vita come lavarmi la faccia alla mattina.
Per non parlare del cibo... avevamo un'alimentazione quasi perfetta (ehm ehm... modestamente...), con tanti cereali, legumi, biologica forse all'80-90%, mentre ormai sono diventata un panino anche io!

Ma da fuori vedi le cose diverse, anche un po' idealizzate, vedi la vita che vorresti, e che non è necessariamente quella che hai lasciato.
A me adesso, dal mundo del fin del mundo, mancano molto gli amici, anche se viviamo una fase in cui è sempre più difficile vedersi, per gli impegni di tutti, per i cambiamenti che ognuno sta prendendo in direzioni diverse, o perché anche gli amici sono dispersi per il mondo.
E' inevitabile, dal di fuori, fare proiezioni e esprimere desideri per il futuro, anche se mi rendo conto di avere nostalgia di qualcosa che abbiamo già perso parecchio tempo prima di partire, ma di cui, dal buco del c+-o del mondo, senti ancora più forte la mancanza.
Ho tanta nostalgia degli amici, delle grigliate e delle feste, delle vacanze insieme, specie quelle che non abbiamo ancora fatto, degli inviti fatti al telefono, per la sera stessa e non dei calendari inviati un mese prima via mail, dove ognuno risponde come se non leggesse quello che scrivono gli altri.
Più di tutto ho nostalgia del sognare insieme qualcosa di diverso. Ma questo risale ormai a parecchio tempo fa, sembra una vita fa. Ma sognare serve a qualcosa.

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